Lo aveva promesso e lo ha realizzato.

Il nuovo sindaco di Lisbona Carlos Moedas, eletto a ottobre 2021 con la coalizione di centrodestra, ha inaugurato in questi giorni il “Consiglio dei Cittadini”.
Di fatto, una Assembleadei Cittadini.
Una forma “diversa e innovativa di fare politica”, un organo di democrazia deliberativa “complementare alle istituzioni rappresentative” per dare voce ai cittadini e consentire a questi di “lavorare con i politici”, come ha dichiarato Moedas.

L’iniziativa ricalca il solco già tracciato da altre esperienze di istituzionalizzazione di organi deliberativi che vengono così resi in qualche modo permanenti: Madrid, Bruxelles, Ostbelgien (regione belga), Parigi, Newham (municipio di Londra).

Il Consiglio dei Cittadini riunirà 50 cittadini di età superiore a 16 anni che risiedono, studiano o lavorano a Lisbona, scelti con un campionamento casuale in modo da rappresentare la società della capitale portoghese per età, genere, quartiere, situazione professionale e titolo di studio.
Il Consiglio dei Cittadini si riunirà almeno una volta l’anno, per un intero fine settimana, ed affronterà ogni volta un tema specifico di importanza per la città, scelto dalla Giunta comunale. E proprio alla Giunta comunale verranno consegnate le raccomandazioni prodotte dal Consiglio, alle quali la Giunta e il sindaco dovranno dare seguito, comunicando le proprie decisioni a riguardo.

Il nostro giudizio in merito a questa iniziativa portoghese è piuttosto neutro, non negativo ma neppure totalmente positivo.
È senz’altro degno di lode il fatto che il neoeletto Moedas abbia mantenuto la parola data, per di più a così breve distanza dalla sua elezione. Ed è ovviamente una notizia importante che “l’onda deliberativa”, come l’ha definita l’OCSE in un suo recente rapporto, stia avanzando sempre di più. Anche per le forme istituzionalizzate di deliberazione.
Tuttavia questa iniziativa, a differenza di altre che la hanno preceduta, come quelle belghe e quella di Parigi, presenta vari punti deboli.

In primo luogo, il campionamento che selezionerà i membri del Consiglio dei Cittadini sarà casuale e stratificato (ovvero teso a rappresentare la società di Lisbona) ma partirà da una base di volontari, che si saranno resi disponibili compilando un modulo accessibile online o presso tutti gli uffici del comune e dei municipi. Così facendo, tuttavia, viene minata alla base una delle potenzialità del sorteggio come strumento di selezione, quando realizzato senza filtri su tutta la popolazione; ovvero la capacità di attrarre con successo nella sfera pubblica e nella partecipazione democratica persone che non avrebbero mai preso spontaneamente l’iniziativa.

In secondo luogo, non è stata prevista alcuna forma di remunerazione o gettone di presenza per coloro che parteciperanno al Consiglio dei Cittadini. Una decisione in controtendenza rispetto a tutte le esperienze di Assemblee dei Cittadini in giro per il mondo, fatte salve quelle realizzate in Canada. Una decisione che, secondo gli studi e le esperienze, comprometterebbe il senso di responsabilità e continuità nell’impegno assunto dai cittadini.

D’altro canto, è pur vero che tale impegno consiste in un solo fine settimana all’anno per ciascun cittadino selezionato, e pertanto il rischio di mancato rispetto del compito preso appare decisamente esiguo.

Ma è proprio questa brevità delle sessioni del Consiglio dei Cittadini a costituire il terzo punto debole del nuovo organo. È stato infatti previsto che il Consiglio debba riunirsi almeno per una sessione all’anno, ovvero per un intero weekend in cui 50 cittadini affrontano uno specifico tema. Ma anche qualora si tenessero più sessioni del Consiglio in un anno, appare comunque troppo poco il tempo a disposizione dei cittadini per un’accurata deliberazione informata su qualsiasi tematica. E troppo breve il mandato di ciascuna sessione del Consiglio, ovvero dei 50 cittadini che la compongono.


Samuele Nannoni
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