Il progetto

La nostra Costituzione, “la più bella del mondo”, compie quest’anno 75 anni.

La prima parte, riguardante i principi fondamentali, i diritti e i doveri del cittadino e i rapporti civili, sociali ed economici, è ritenuta per lo più immutabile.

La stessa cosa non si può invece dire per la seconda parte della Costituzione, inerente all’ordinamento dello Stato, che è stata più volte oggetto di riforme. Riforme mancate (tre bicamerali, la riforma Berlusconi del 2005, la Renzi-Boschi del 2016) e riforme compiute (Titolo V, taglio dei parlamentari). Ciò che accomuna le riforme compiute è che nel giro di poco tempo dalla loro approvazione, sono state tutte ampiamente criticate.

Per non parlare della legge elettorale; la “regola aurea” di una democrazia rappresentativa. Quante riforme, giudicate sempre una peggiore dell’altra, si sono succedute sino ad oggi?

Ma se è vero, come è vero, che la Costituzione è il patto fondativo di una società. E se è vero, come è vero, che la società è in continua evoluzione, allora anche la Costituzione deve necessariamente evolversi.

Ma come? In che modo? E a chi spetta questo compito? Ai partiti, forse? No, quantomeno non da soli. Per 4 ragioni:

  1. Dicevano i latini, “Nemo iudex in causa propria”: nessuno può adeguatamente giudicare, e dunque “riformare” se stesso e ciò che lo riguarda, meglio lasciare l’incombenza ad altri, o quantomeno condividerla;

  2. Le riforme, mancate e compiute, portate avanti dai partiti negli ultimi 30 anni sembrano dimostrare la scarsa efficacia ed efficienza dell’azione politica nell’aggiornamento della Costituzione e della legge elettorale;

  3. Non vi è più uno “spirito costituente” trai partiti, come nel dopoguerra, ma assistiamo semplicemente ad un tutti-contro-tutti a suon di slogan: presidenzialismo, monocameralismo, premierato, bicameralismo differenziato, parlamentarismo…

  4. Non ultimo, gli italiani dimostrano purtroppo una crescente sfiducia nella classe partitica.

Dunque, che fare?

Regolarmente la stessa domanda è emersa in tutti gli angoli del mondo; dal Canada nel 2004 e nel 2007, all’Islanda nel 2009, all’Irlanda nel 2013 e alla Mongolia nel 2017.

E in tutti questi casi la risposta è stata la stessa: coinvolgiamo direttamente i cittadini!

Esatto. Diamo ad un campione di cittadini comuni, rappresentativo della società per genere, classe di età, residenza e livello d’istruzione, la possibilità di indicare le riforme necessarie alla Costituzione e alla legge elettorale.

Cittadini? Da soli?

Ovviamente no. Così come accadrebbe per un’Assemblea di politici, anche un’Assemblea di cittadini sarà costantemente supportata da esperti in materia con il compito di illustrare e spiegare i vari modelli e ipotesi di riforma in campo: costituzionalisti, politologi, giuristi.

Ma com’è possibile farlo? Semplice, con un grande processo deliberativo chiamato appunto “Assemblea dei Cittadini”. Uno strumento ormai di ampia diffusione mondiale.

L’Assemblea dei Cittadini

100 cittadini scelti a campione su tutto il territorio nazionale in modo da essere rappresentativi della società italiana per genere, età, residenza e istruzione.

6 weekend di lavori – 4 in presenza e 2 online, lungo un periodo di circa 3 mesi – sui temi dell’Assemblea: forme di Stato; forme di governo; ipotesi di riforme per il Parlamento, il Governo, il Presidente della Repubblica, il Premier; il rapporto tra Stato ed Enti territoriali; altri organi di rilevanza costituzionale; gli strumenti di partecipazione; la legge elettorale.

10 tavoli di lavoro composti ciascuno da 10 cittadini ed 1 facilitatore professionista.

12 esperti tra giuristi, costituzionalisti e politologi chiamati ad illustrare ai cittadini il quadro completo ed esaustivo delle possibili riforme costituzionali ed elettorali.

52 ore totali di lavori in gruppi e in plenaria, dibattiti, formazione di proposte, deliberazioni, eventuali votazioni.

20 incontri aperti al pubblico, almeno uno per Regione, tra i membri dell’Assemblea e i cittadini.

1 sito internet dedicato all’Assemblea, dove chiunque potrà seguire i lavori in diretta streaming e in differita, consultare la documentazione degli esperti e quella prodotta dai cittadini, inviare contributi scritti e proposte sui temi dell’Assemblea, sottoposti poi al vaglio di quest’ultima.

Lo scopo finale: produrre un report tecnico ed elaborato contenente proposte per una riforma dell’ordinamento dello Stato, ovvero della Costituzione, nonché la proposta di una nuova legge elettorale. Un report che verrà presentato a tutte le forze politiche e al Parlamento, e reso noto a mezzo stampa. 

La squadra:

COMITATO SCIENTIFICO

  • Michele Ainis, Costituzionalista, Professore di Istituzioni di diritto pubblico, Università di Roma Tre
  • Martina Francesca, Esperta facilitatrice di gruppi e di processi di partecipazione deliberativa
  • Paolo Spada, Professore di Politiche comparate presso l’Università di Southampton (Regno Unito)
  • Rodolfo Lewanski, già Professore di democrazia partecipativa e analisi delle politiche pubbliche presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Università di Bologna
  • Stefano Sotgiu, Economista pubblico, esperto in processi partecipativi e pubblica amministrazione, Università di Sassari

COMITATO DI GARANZIA E SUPERVISIONE (in aggiornamento)

  • Alessandro Pluchino, Professore di Fisica teorica, Modelli e Metodi Matematici, Università degli Studi di Catania
  • Andrea Felicetti, Ricercatore di democrazia deliberativa presso la Facoltà di Scienze Politiche e Sociali, Scuola Normale Superiore
  • Andrea Rapisarda, Professore di Fisica teorica, Modelli e Metodi Matematici, Università degli Studi di Catania
  • Mario Staderini, già Segretario nazionale di Radicali Italiani
  • Maurizio Caserta, Professore di Economia Politica, Università degli Studi di Catania
  • Piergiorgio Odifreddi, Matematico, logico, saggista e accademico italiano
  • Roberto Falanga, Ricercatore di sociologia e processi partecipativi presso l’Istituto di scienze sociali, Università di Lisbona (Portogallo)
  • Sonia Bussu, Professoressa associata di democrazia partecipativa e deliberativa, Manchester Metropolitan University (Regno Unito)

Il budget

Questo progetto è totalmente autofinanziato.

Il suo costo è decisamente alto, si aggira intorno ai 550 mila euro. 

Per questo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. A partire dal tuo!

Credi in questo progetto? Contatta:

samuele.nannoni@prossimademocrazia.it

Per domande, proposte, collaborazioni…